La squadra che siamo

“Vedranno il gol, mai tutti i tiri sbagliati dal martedì al venerdì.
Vedranno l’esultanza, mai la corsa disperata per arrivare puntuale ad allenamento.
Vedranno le scarpe pulite prima di entrare in campo, mai le infinite ore passate a pulirle dal fango, al freddo, con tutta la stanchezza.
Vedranno gli abbracci con i compagni, mai le pacche sulle spalle dopo i giri di campo sotto l’acqua torrenziale o sotto il sole infuocato di agosto.
Vedranno il sorriso dopo la vittoria, mai le lacrime dentro lo spogliatoio dopo le sconfitte.
Vedranno i festeggiamenti, mai le notti insonni per quell’errore sciagurato.
Vedranno tutto. Ma non sapranno mai cosa abbiamo passato veramente.”
[Cronache di spogliatoio]

Continuiamo a sognare il grande stadio, il campo perfetto e il pubblico delle grandi occasioni, ma sappiamo accontentarci della semplicità del nostro centro sportivo e delle poche ma importanti persone che sono sempre li a fare il tifo per noi. Abbiamo storie di campo da raccontare, storie vere, di quelle che ti entrano dentro e ti fanno riconoscere nella semplicità di questo sport. Storie di fatica, voglia e passione. Respiriamo calcio, ogni giorno, questa è la ragione per cui siamo venuti al mondo perchè non è solo un gioco, è molto ma molto di più.

Essere una calciatrice dilettante significa imparare a convivere con le piccole cose che fanno bello il mondo del calcio. Di grande resta la fatica che si prova alla fine dell’allenamento, il primo della settimana, il più duro, quello che segna la partenza di una nuova preparazione prima della sfida del week-end. Si ricomincia a correre, a spingere sull’acceleratore, magari alla fine di una lunga giornata piena di problemi, pensieri e impegni. La scuola che soffoca e preoccupa, il lavoro che stanca e non gira.

Si posa il borsone nello spogliatoio, al solito posto, ed entrano in scena voglia e passione. Si soffre tutte insieme, perché il calcio dei dilettanti è così: vero, genuino e maledettamente faticoso. Siamo le prime ad affrontare le ripetute, i balzi, le flessioni e gli addominali. Ci lamentiamo a volte, ma non ci tiriamo mai indietro, siamo stanche tanto da non farcela quasi più, ma non molliamo mai. Sempre con la stessa rabbia dentro, sempre con la stessa voglia di migliorarsi e capire se la prossima potrà essere la partita della vita.

Siamo state abituate a frenare la voglia di sognare in grande per non rimanere deluse, la Champions, l’Europa League, l’anticipo di Serie A; tutto molto bello, ma ogni fine settimana tocca a noi, nel nostro meraviglioso piccolo mondo, dimostrare ancora una volta che per essere vero il calcio non necessita campi perfetti e coreografie sugli spalti.

Tutte le volte prima di entrare in campo pensiamo alla fatica fatta per essere lì, giochiamo e ci sfoghiamo per quella, per ripagare gli sforzi e mostrare i miglioramenti, per far vedere che per ogni sacrificio fatto, la domenica ne varrà sempre la pena. Resistiamo al freddo, alla pioggia tagliente, al sole ustionante. Sopportiamo i rimproveri del mister, le lamentele di chi sta in tribuna a sottolineare i passaggi sbagliati, sopportiamo il compagno che non ce la passa dopo una sovrapposizione, il rigore contro al novantesimo, il cartellino inventato.

Ci sono momenti in cui miglioreremo, altri in cui impareremo, altri ancora in cui sarà necessario confrontarsi duramente per crescere come squadra. Ci saranno volte in cui sbaglieremo e saranno quelle che ci formeranno il carattere, ma saranno ancora di più le volte in cui riuscirà uno schema, un azione perfetta, un gol spettacolare e allora lì la soddisfazione sarà grande per tutto il lavoro svolto durante la settimana.

Siamo nate anche per resistere e sopportare.

Siamo forti dentro, per questo i campi devastati e gli avversari di turno non possono scoraggiarci. Resistiamo alle sconfitte, combattiamo per le vittorie. Facciamo quello per cui siamo al mondo. Lottiamo, lottiamo tutte le maledette volte che infiliamo le scarpe coi tacchetti. Riempiamo di aria i polmoni, scattiamo più veloce che possiamo e sentiamo battere forte il cuore.

Il calcio non ammette paura e indifferenza, solo dedizione e passione incondizionata. Li esige e se li merita. Il calcio non è un comune passatempo, ma la più bella ragione della nostra esistenza.

La nostra vita è tutta qui, tra il rettangolo verde e le quattro mura dello spogliatoio, e questo ci basta.

Ora che siamo arrivate alla fine di questo campionato, nonostante l’obiettivo principale della promozione non sia stato raggiunto, io non ho dubbi: sono orgogliosa di essere il capitano di questa squadra, sono orgogliosa di quanto siamo cresciute e di quello che tutte insieme siamo diventate. Sono orgogliosa dei sacrifici fatti sempre restando unite, delle gioie condivise, degli allenamenti sudati e dei risultati raggiunti. Sono orgogliosa di quanto ognuna sia migliorata singolarmente e orgogliosa di quanto questo abbia contribuito al nostro Noi.

Noi, la squadra che siamo.

Esiste qualcosa di più bello al mondo?

Nel calcio e nella vita: rischiate, sbagliate, riprovate, vincete. Fino all’ultimo respiro.

A piedi uniti contro le paure.

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Comments
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    Eugenio
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    Nella mia breve esperienza di calciatore dilettante, meglio dire amatoriale, ho sempre pensato che il calcio fosse sudore, fatica e fango e mi piacevano gli allenamenti la sera sotto la pioggia e gli incoraggiamenti dei compagni durante la partita (c’erano anche i rimproveri dei più vecchi). E’ un amore che continua ancora oggi dopo tanti anni anche se preferisco seguire il calcio femminile più “sportivo”, dove le ragazze corrono anche se perdono 4 a 0, dove non vedi quasi mai simulazioni e falli “assassini”, dove l’avversario e l’arbitro sono più rispettati. Anche io vorrei vedere il calcio femminile più seguito dai media, dal pubblico nei campi sportivi e finalmente il professionismo. Però mi chiedo se si arrivasse a questo cambierebbe tutto? In peggio. Come fra i maschi? Tu che lo vivi giornalmente cosa ne pensi?
    Ciao

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